sabato 28 gennaio 2012

feticci elettronici

Buongiorno mondo, eccomi, finalmente direi, dopo un lungo periodo di meditazione e un esame dato su due, sento di nuovo il bisogno di esprimere frivolezze a caso in questo angolo di mondo fittizio.
Durante questo primo mese del duemiladodici ho avuto tempo per leggere un sacco, per conoscere serie televisive da cui non riesco a non essere ossessionata, e soprattutto per avvicinarmi per la prima volta al mondo del libro digitale.
Avete capito bene: Michela, fanatica della carta e del profumo dei libri, ha ricevuto in dono per Natale un fantastico lettore ebook (regalo pertanto mezzo concordato con gli alti gerarchi di casa P., giusto per non sbagliare) e se n'è subito innamorata.
Ma procediamo con ordine.
L'ebook reader a cui mi riferisco è (ovviamente) Kindle Keyboard (qualcuno ricorderà sicuramente il mio odio intrinseco verso qualsiasi cosa che sia "touch"):




Chi mi conosce e chi ha avuto stretti contatti con le mie lenti da miope assoluta può capire almeno in parte il mio iniziale scetticismo verso i tablet e tutte quelle diavolerie (computer compresi, poi è passata) retroilluminati da farmi stancare gli occhi dopo soli 3 secondi e mezzo. E chi conosce la tecnologia e-ink può sicuramente capire il colpo di fulmine che ho provato nel leggere per la prima volta sullo schermo di un ebook reader.
I vantaggi di avere un gingillo del genere (soprattutto per una persona che viaggia o in generale si muove spesso) sono molteplici: basti pensare al fatto che puoi avere a portata di click tutti i libri che ti vengono in mente, e a prezzi abbastanza accessibili (i classici si trovano spesso anche gratis). Il resto potete trovarlo su qualsiasi pagina di google digitando "ebook readers".
Personalmente non posso non citare la comodità- prioritaria  - di poter portare accanto al libro cartaceo in lettura in quel momento innumerevoli libri tutti in una borsa. Un po' come Mary Poppins dei giorni nostri.
Mi è capitato di parlarne dell'epica lotta cartaceo-digitale diverse volte da quando c'è stato, per così dire, il boom dei lettori digitali.
Personalmente sono molto attaccata al libro come oggetto in sé, che tratto spesso da vero e proprio feticcio; e se posso essere onesta, l'aver acquistato un lettore ebook non ha certo cambiato il mio atteggiamento nei confronti della lettura. Adoro sfogliare le pagine, avere pile di libri nel comodino e la libreria sempre in disordine, ma trovo altrettanto comodo avere delle versioni di libri (soprattutto manuali e testi di studio) in versione elettronica su Kindle - così come prima trovavo comodo averli sul pc.
Non siamo dunque allarmisti e non preoccupiamoci dell'abbandono dei libri e delle stampe cartacee: siamo ancora lontani da un futuro senza libri, ancora lontano da noi.

domenica 4 dicembre 2011

"Quando ero bambino, mia madre mi diceva:"

Buongiorno mondo! Mi devo scusare per la prolungata assenza, dovuta ai numerosi impegni universitari, allo studio e ad altre cose noiosissime di cui non voglio neanche parlare.
Purtroppo il tempo che utilizzo per scrivere, oltre ad essere diminuito drasticamente, sta diventando sempre più personale e privato; ultimamente non mi sento troppo in vena di espormi al mondo, sarà anche l'inverno.
Ma, tornando alle cose serie, sono riuscita finalmente a vedere la mostra "Ho voluto essere pittore e sono diventato Picasso", ovviamente a Palazzo blu, ovviamente consigliatissima anche per coloro che come me, essendo un tantino blasfemi sotto questo punto di vista, non apprezza(va)no il pittore spagnolo.
Personalmente mi è piaciuta in particolar modo la serie Toros, in cui la figura realistica di un toro viene ridotta man mano, attraverso una serie di passaggi, alla sua struttura più semplice, come in una sintesi radicale.


Altra opera che mi ha colpito particolarmente è stata la Minotauromachia, per la sua ricchezza di particolari che mi ha tenuto col muso incollato al vetro per un bel po' di tempo (penso che dopo una decina di minuti qualche altro visitatore volesse seriamente uccidermi)

Unica pecca, il fatto che non sono riuscita a leggere come si deve le pagine di Reverdy illustrate dal pittore (la prossima volta, giuro, porterò con me un traduttore francese-italiano).

lunedì 31 ottobre 2011

lettere viola

Il musicista non sa, e non potrebbe mai immaginarlo, che la morte guarda, affascinata, dietro la sua spalla, la fotografia a colori della farfalla. Affascinata e anche confusa. Rammentiamo che la parca incaricata di occuparsi del passaggio della vita degli insetti alla non vita, ossia, ammazzarli, è un'altra, non è questa, e che, anche se in molti casi il modus operandi è lo stesso per entrambe, pure le eccezioni sono numerose, basti dire che gli insetti non muoiono per cause tanto comuni nella specie umana [...]. Fin qui, chiunque lo capirebbe. Ciò che maggiormente si fatica a cogliere, ciò che sta confondendo questa morte che continua a guardare stando dietro la spalla del violoncellista è che un teschio umano, disegnato con una straordinaria precisione, sia comparso, non si sa in che epoca della creazione, sul dorso peloso di una farfalla.
 [Le intermittenze della morte - J. Saramago]

Non volevo scrivere un vero e proprio post su questo libro, ma lo sapete, con Saramago non ci posso far niente, è più forte di me. Il punto d'inizio è semplice: in un paese qualsiasi, in un giorno qualsiasi, la gente smette di morire. Ma non ho voglia di parlare di questa parte del libro, bensì della seconda, quella in cui veniamo a conoscenza della morte, che si presenta con una lettera viola, firmandosi "morte" e non "Morte", che annuncia la ripresa della sua attività. Questa morte che scopre di non riuscire ad uccidere un violoncellista, e si ritrova a parlare con la sua falce, non usata tantissimo nell'ultimo periodo, a tenere un cane in grembo, a decadere nell'umano.
Quando iniziamo a conoscere la morte, nelle descrizioni ricche, esageratamente abbondanti, in tutte quelle sfumature che solo pochi autori riescono a creare, l'atmosfera del libro si fa profonda, lucida, e ci ritroviamo concentrati accanto ad una morte che decide di andare fuori dagli schemi: è tutto così implacabilmente logico.


Immagine da wikipedia

mercoledì 14 settembre 2011

Novantatré primavere

Foto da Wikipedia
Bisogna essere israeliani per definire terrorista la non violenza.  
Indignatevi! Un libro rosso, con un mezzo punto esclamativo. Poche pagine, poco più di sessanta in totale, trenta scritte dall'autore, note escluse.
L'autore. Novantatré anni, ha combattuto nella resistenza francese con De Gaulle, ora scrive.
Scrive poche pagine, poche cose scontate per certi versi, cose che ti fanno capire che a novant'anni suonati una persona non deve per forza ripiegarsi verso il passato, ma può anche guardare al futuro. 
Indignatevi; forse qualcuno ha bisogno di sentirselo dire. Perché sì, quando parla dei valori del Consiglio nazionale della resistenza tutti diciamo sì, è ovvio, certamente; prosegue accennando alla stampa indipendente, alla scuola. Sì, certamente, ovvio. 
Poi arriva l'indignazione: la sua, per la questione palestinese; la nostra, che leggendo queste disarmanti pagine pensiamo, a tratti, è possibile che dobbiamo sentirci dire queste cose per "indignarci"? 
L'indifferenza è l'altro polo dell'indignazione, dalla quale secondo Hessel bisogna rifuggire come peggiore dei mali. 
Segue alle poche pagine il testo della Dichiarazione universale dei diritti umani, che mi ritrovo a leggere nuovamente a distanza di poche settimane. 
Una cosa in particolar modo appoggio pienamente: la visione del terrorismo come una forma di esasperazione (che non per questo deve essere giustificato o fomentato o altro, ma solo compreso) e la via della non violenza come unica strada da percorrere.
Spinta dall'orgoglio penso: non ho bisogno di sentirmi dire queste cose, sono ovvie. Poi ci ripenso, mi guardo intorno. Forse abbiamo bisogno di sentircele dire, di mettere da parte l'indifferenza e di indignarci nel nostro piccolo, oggi, senza se e senza ma.

domenica 11 settembre 2011

Farabutto, pagherai caro, pagherai tutto

Alcuni studenti svogliati, un insegnante "appassionato", una punizione e un tema:
Una mattina ti svegli e ti accorgi che, durante la notte, sei stato trasformato in un adulto. In preda al panico, ti precipiti in camera dei tuoi genitori. Loro sono stati trasformati in bambini. Racconta il seguito.
Parte da questo semplice presupposto il libro di Daniel Pennac Signori bambini, ambientato a Belleville e incentrato su personaggi che, effettivamente, sono a prima vista degli adulti bambini: il professor Crastang, il cui motto viene scandito durante tutta la narrazione, immaginazione non significa menzogna, quasi un detto profetico; Igor, Joseph, Nouredine, bambini che devono fare spesso i conti con la vita degli adulti, e in particolare Igor con suo padre Pierre, morto di Aids in seguito ad una trasfusione. Il libro in generale è scorrevole, si legge in pochissimo tempo e senza fatica; la narrazione è - nel miglior stile Pennac - a tratti vorticosa, e rende benissimo le vicende paradossali alle quali devono far fronte i bambini-adulti. Sicuramente la storia non supera il fantastico mondo della famiglia Malaussène, ma tutto sommato fa la sua bella figura. 
Inoltre, come ci ricorda la quarta di copertina, la storia nasce da una scommessa tra lo stesso Pennac e il regista Pierre Boutron: entrambi hanno lavorato, il primo al libro e il secondo - ovviamente - a un film raccontando la stessa storia. Essendo inscindibili sotto questo punto di vista, cercherò di procurare il Signori Bambini cinematografico al più presto e vedrò se il regista è stato all'altezza dello scrittore francese.

"E niente soluzioni di comodo, per favore; non si tratta né di un sogno, né di marziani, né dello scherzo di una fata, è la realtà". Crastaing aveva pronunciato la parola in corsivo, per darle, appunto, tutta la sua realtà. "Voi adulti e i vostri genitori bambini. Capito?"

giovedì 8 settembre 2011

Ritorni

Buonasera! Sono finalmente rientrata a Pisa, due giorni fa, dopo un viaggio che definire terribile è poco, e ancora non me ne rendo conto visto che praticamente ho continuato a studiare per quasi tutto il giorno come stavo già facendo da un po'.
Ho saputo del dvd-documentario "José e Pilar", ovviamente come si intuirà dal titolo incentrato sullo scrittore Saramago e la moglie, Pilar del Rio, uscito in Italia ieri, esattamente da questo video (dal sito del quotidiano La Repubblica):





Ora, tralasciando i sottotitoli che fanno pietà, trovo l'idea parecchio interessante soprattutto perché è raro vedere questo tipo di documentari - e soprattutto è anche raro riuscire a non renderli un polpettone noiosissimo di fatti, date, avvenimenti, elenchi di nomi. Parlo ovviamente non avendo ancora visto nulla, ma appena ne avrò l'occasione sicuramente rimedierò. Diciamo che per ora l'idea di impostare il documentario basandosi sul legame tra una figura complessa come lo scrittore portoghese e una donna parecchio più giovane di lui, che l'ha definito "una delle poche persone di questo mondo che riescono ad arricchire interiormente tutte le altre", è buona.
Insomma, nell'attesa di riuscire a vederlo al più presto, spero solo che "José e Pilar" riesca a soddisfare le mie aspettative.

mercoledì 7 settembre 2011

Les gens d'en face

Al suo arrivo a Batum, si era presentato ai Pendelli disposto a condividere una piccola parte della loro vita, e si era scontrato con un ambiente ostile. Aveva vagato per le strade, in mezzo alla folla, e la folla si apriva al suo passaggio negandogli ogni contatto. Si era aggrappato a Sonia, disperatamente, furiosamente. [...] Comunque fosse, ogni volta che aveva cercato di vivere - quel che lui da sempre chiamava vivere -, aveva cozzato contro un muro. 

Le finestre di fronte. Ho regalato questo libro dopo aver letto diversi pareri contrastanti e finalmente ora ho deciso di prenderlo in mano e leggerlo anche io. Ambientato a Batum, sul mar Nero, sotto il regime Staliniano. Adil bey è il nuovo console turco e si trova a fare i conti con un ambiente ostile in cui la minaccia non si manifesta mai apertamente ma è affidata a piccole sottigliezze, gesti, azioni.
Le atmosfere cupe vengono ricreate attraverso una scrittura che fa trasparire l'inquietudine di uno straniero immerso in un mondo chiuso, che si trova ad essere corpo estraneo in un organismo che egli tenta di capire in tutti i modi, inutilmente. 
In questo clima nasce una storia d'amore, anch'essa impossibile, che sfuma di fronte alla lontananza tra i due amanti.
La narrazione è semplice e scorrevole, in poco meno di duecento pagine Simenon è in grado di trasportare il lettore nell'abisso e nell'oscurità dei pensieri e dei sentimenti dei suoi personaggi, nelle situazioni in cui essi si trovano immersi. 
Le finestre di fronte con cui Adil bey si trova a convivere non sono altro che un angolo di vita quotidiana in quella cittadina chiusa, statica e immutabile.
Personalmente mi ha lasciato parecchio insoddisfatta il finale del libro, che aspettavo decisamente diverso. Devo ammettere però che ho avuto fiuto, e Simenon è stata una buona scelta. Il prossimo sarà un regalo per me però, difficile da scegliere visto la mole di libri che l'autore ha lasciato.

domenica 14 agosto 2011

Letture pre-Ferragosto

Come già qualcuno avrà intuito guardando la mia libreria su anobii, Agosto è partito all'insegna delle letture con Saramago. In questa prima parte del mese, in particolare, ho divorato due romanzi: il primo, ricevuto in regalo per il mio compleanno, è Caino, e già dal titolo possiamo dedurre che Saramago è tornato a parlarci di materia religiosa, dopo il Vangelo precedente.
Il secondo, di argomento totalmente differente, è L'uomo duplicato.


Caino, di cui tutti conosciamo la storia, è un giovane ragazzo che viene in un certo senso rifiutato da Dio, che non accetta i suoi sacrifici preferendo a lui Abele. L'omicidio che compie in conseguenza a questo rifiuto, e in seguito alla reazione di scherno del fratello Abele nei suoi confronti è solo l'inizio del pellegrinaggio che Caino fa attraversando tutti gli avvenimenti principali narrati nel vecchio testamento: la distruzione di Sodoma e Gomorra, Abramo e il sacrificio del figlio per volere di Dio, il crollo della torre di Babele.
Il Dio che Saramago propone nel Vangelo è anche qui presente: vendicativo, iracondo, si muove all'interno delle vicende stipulando alleanze, spingendo uomini a sacrifici terribili per testare la loro fede, punendo con la violenza i loro peccati e stipulando patti con Satana.
Caino viaggia nel tempo, incontrando persone e prendendo parte a tutti i più importanti avvenimenti del Testamento Antico, il tutto raccontato con la grande potenza narrativa dello scrittore portoghese.
I personaggi che si muovono all'interno del racconto sembrano quasi essere parte di una storia già scritta, che solo il giovane Caino sembra voler rovesciare e cambiare.



Il secondo romanzo che ho citato, L'Uomo duplicato, è di qualche anno precedente a Caino. Tertuliano Máximo Alfonso è un professore di storia, separato, depresso, che conduce una vita monotona fino al giorno in cui un suo collega, professore di matematica gli consiglia la visione di un film, Chi cerca trova. La visione del film sconvolge la vita del professore, che scopre un suo sosia, un uomo identico a lui, un attore secondario che ha lo stesso identico aspetto di Máximo Afonso. Da quel momento l'unico obiettivo del professore è quello di trovare il suo doppio, ricercando con tutti i mezzi il nome del misterioso uomo. Quella che prima del film era una vita monotona e superficiale diventa la ricerca del suo gemello, con cui Tertuliano arriva a trovare anche se stesso. In un ingegnoso racconto, portato avanti anche con dialoghi-monologhi tra il professore e il senso comune, la storia si snoda tra i dubbi e le domande che un uomo, Tertuliano Máximo Afonso si trova davanti e a cui non può sfuggire.
Come al solito Saramago è stato capace di caratterizzare i suoi personaggi nei più svariati contesti: la depressione di un professore che non è capace di dare una svolta alla sua vita se non attraverso il paradosso di un attore in tutto e per tutto identico a lui. Anche per questo è impossibile non ritrovarsi almeno un po' nei protagonisti, nei loro modi, nei loro dubbi e nelle loro paure. E anche nei loro pensieri più profondi, che Saramago riesce a rendere accessibili e familiari a tutti.
Il tema del doppio, qui sviluppato in maniera originale rispetto alla letteratura precedente (basti pensare che ne Lo strano caso del dottor Jekyll e di Mister Hyde il doppio era interno al personaggio, così come nel Fu Mattia Pascal si presentava coi connotati di una doppia vita, giusto per prendere due esempi completamente a caso) si presenta in maniera fortemente realistica, poiché il doppio non è Tertuliano, ma è una persona a lui esterna, un attore, completamente fuori dal suo controllo, la cui scoperta risulta inaspettata e sorprendente.
Due libri piacevoli e scorrevolissimi, che sicuramente possono essere apprezzati in vacanza e in mille altri contesti. Buona lettura a tutti :)

Edit: ringrazio Luigi per avermi regalato Caino, alimentando nuovamente il mio smodato amore per Saramago.